Il fischio d'inizio

C’è un momento, in ogni partita, in ogni evento, in ogni spettacolo, che è un po’ dimenticato, ma che porta in sé un sacco di emozioni, di attese, di possibilità.

E’ il fischio d’inizio.

E’ l’apertura del sipario.

E’ il semaforo verde in un gran premio.

Nessuno alla fine si ricorda di lui, perché è una immagine passata, cancellata velocemente dalla gioia della fine, vittoriosa o meno che sia. Nessuno si ricorda di lui anche solo dopo 5 minuti che c’è stato. Eppure è atteso, con emozione, da tutti. E’ preparato, tante volte, con tante frenesia, perché tutto deve essere pronto per quel momento. E’ carico di emozioni, di pensieri, di affetti: quasi come se da quell’inizio dipendesse tutto il resto. E’ carico di attese: chiunque è coinvolto in quell’inizio, prova ad immaginarsi quello che capiterà, come andrà a finire, cosa potrà fare in situazioni particolari, come potrà reagire di fronte ad un andamento non pensato dell’evento. Il fischio d’inizio però dura poco, niente: e tutte quelle attese, quelle emozioni, quei pensieri, svaniscono nel nulla. Perché poi comincia “la battaglia”, e non c’è più tempo per attendersi qualcosa, perché sta capitando.

E il fischio d’inizio, però, porta con sé anche un rischio: che quel fischio resti nelle nostre orecchie, che la partita, nonostante il fischio, è come se non fosse mai cominciata. Perché dopo il fischio bisogna avere il coraggio, la pazienza, la forza, di cominciare, di partire, di non voltarsi indietro. E’ un po’ quello che capita ai turisti di questo episodio: Una sera, due turisti che si trovavano in un camping sulle rive di un lago decisero di attraversare il lago in barca per andare a “farsi un bicchierino” nel bar situato sull’altra riva. Ci rimasero fino a notte fonda, scolandosi una discreta serie di bottiglie. Quando uscirono dal bar ondeggiavano alquanto, ma riuscirono a prendere posto nella barca per intraprendere il viaggio di ritorno. Cominciarono a remare gagliardamente. Sudati e sbuffanti, si sforzarono con decisione per due ore. Finalmente uno disse all’altro: “Non pensi che a quest’ora dovremmo già aver toccato l’altra riva, da un bel po’ di tempo?”. “Certo!”, rispose l’altro. “Ma forse non abbiamo remato con abbastanza energia”. I due raddoppiarono gli sforzi e remarono risolutamente ancora per un’ora. Solo quando spuntò l’alba constatarono stupefatti che erano sempre allo stesso punto. Si erano dimenticati di slegare la robusta fune che legava la loro buca al pontile.

Così, all’inizio di un anno scolastico, sogniamo pure come possa andare. Proviamo a pensare come sarà il finale, proviamo ad immaginarci come affrontare le varie fatiche e difficoltà che ci saranno dicendoci che ce la metteremo tutta per affrontarle. Emozioniamoci in questo nuovo inizio; raccogliamo le attese del ritrovo dei compagni, delle novità che ci aspettano, degli argomenti nuovi che si affronteranno, delle varie attività, gite, uscite, tornei, olimpiadi, che ci aspettano. Non abbiamo paura di sognare in grande, sperando di arrivare al finale come lo abbiamo pensato all’inizio. Ma evitiamo il rischio di continuare ad ascoltare il fischio di inizio, di fissare sempre e solo il verde del semaforo: se lo vediamo, vuol dire che la gara è cominciata, e bisogna premere il piede sull’acceleratore. Se non lo facciamo, non ci resta solo il rammarico dell’ultimo posto; ci resta anche, nel cuore, l’amarezza di non aver provato a gareggiare.

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