Costruire l'anno...a colpi di scalpello!

Vi siete mai chiesti qual è lo stato d'animo di uno scultore quando, davanti ad un blocco di marmo, deve cominciare a scalfirlo, a scolpirlo per farne emergere una scultura?

Forse no, ma non è difficile immaginarlo. Per un semplice motivo: un blocco di marmo fa paura. Non sai da che parte prenderlo, non sai da dove cominciare, ai nostri occhi appare grande. Prima di arrivare a capire quale forma dare a quel blocco, c'è da togliere molto materiale in eccesso, prima di arrivare a vedere la fine del proprio lavoro serviranno molti colpi di scalpello. E ogni colpo ha la sua importanza, ha le sue caratteristiche, ha le sue fatiche, e può produrre i suoi errori, che solo l'arte dello scultore riesce a correggere. E più si vuole rendere bella quell'opera d'arte, più i colpi dovranno essere tanti, piccoli, precisi, puntuali.
Forse all'inizio è difficile essere soddisfatti, perché non si riesce a intravedere l'opera completata, perché se i colpi non disegnano quello che si desidera ci si demoralizza, perché il lavoro sembra sempre e comunque troppo lungo, perché tanta fatica sembra inutile, per ché la lentezza del lavoro non fa vedere la grandezza del progetto. C'è una tentazione, in tutto questo: quella di voler arrivare subito alla fine, di assestare i colpi alla meno peggio e, arrancando, arrivare alla conclusione ma senza aver ottenuto quello che veramente si voleva ottenere. Ne risulta una statua che, anche se non è brutta, non ci convince. Ci rende tristi.


Un anno scolastico è così.
Un anno scolastico fa paura.
Un blocco di 200 giorni, di 1000 ore, fa paura. Perché non vedi la fine, perché non puoi arrivare subito alla fine, perché il gran finale lo costruisci giorno dopo giorno, e non puoi lasciare indietro gli errori, devi correggerli. Un compito in classe, un'interrogazione, sono quei piccoli colpi di scalpello che danno forma alla nostra vita, sono quei colpi che plasmano il nostro anno perché sia, nella lentezza e nella calma del lavoro di cesello, un anno bellissimo.
Un errore non è mai un arresto, ma una possibilità. Se lo scultore considerasse un errore un colpo di scalpello sbagliato, non avremmo neppure una scultura nel mondo.
E sarebbe davvero un peccato.


Interessante è questo racconto di Niccoló Campriani, campione olimpico di carabina. "Al momento di entrare in pedana cerco di recuperare in extremis un livello di attenzione accettabile. Negli spogliatoi indosso con cura la divisa, la giacca da tiro, il guanto, la visiera. Faccio tutto con quella lentezza esasperata che serve a conferire ad ogni gesto la giusta importanza. In realtà è un trucchetto banale, un modo per ingannare il cervello: l'importanza del gesto non esiste, lo sanno tutti, ma sforzandosi di celebrarla la si trasferisce su quello che si sta per fare. Avete mai visto un calciatore mentre si allaccia lo scarpino o mentre con lo scotch da pacchi si fascia la caviglia? O un tennista che verifica l'incordatura e si sistema le fasce ai polsi? Un pianista che dispone gli spartiti su un leggio? In realtà stanno tutti facendo lo stesso gesto, stanno tutti recitando la stessa preghiera al loro di segreto".
Un anno di scuola è da costruire, da scolpire, da plasmare.
Che tutti, ragazzi, professori, genitori, possano cominciare con passione anche quest'anno scolastico.

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